Cristallerie
L’origine del vetro è avvolta nel mistero, ma è certamente antichissima. Plinio il Vecchio narra che circa 20 secoli avanti Cristo una barca fenicia, che trasportava un carico di salnitrio, fu spinta dalla tempesta ad arenarsi alla foce di un fiume dell’Asia Minore.
I naufraghi, scesi a terra accesero un gran fuoco bruciando delle alghe e altre piante marine, e si servirono di alcuni pani di quel salnitrio per appoggiarvi la pentola in cui cuocevano il loro cibo. Alla fine scoprirono con stupore che fra le ceneri si erano formate delle strane perle lucide e trasparenti: era la prima apparizione del vetro.
Fra i paesi mediterranei all’avanguardia nella produzione del vetro, un primato va riconosciuto all’antico Egitto.
Le più recenti scoperte fanno risalire l’inizio dell’arte vetraria egiziana all’epoca della XVIII dinastia, verso il 1.500 a.C..
La fabbricazione ebbe indirizzi molteplici: nei tempi più antichi gli Egiziani esportavano sui mercati mediorientali della specie di “perle” colorate composte da sassolini rivestiti con smalti vitrei di colore verde o azzurro o turchese; nei secoli successivi la produzione s’indirizzò verso oggetti destinati a contenere aromi ed essenze varie, come piccoli vasi con base e doppia ansa (i crateri) oppure con manico a beccuccio (gli oinochoe) o cilindrici con bordo superiore allargato e la parte inferiore appuntita senza piede.
Già prima dell’anno Mille esisteva in Venezia una fiorente arte vetraria. Erano i cosiddetti maestri “ filari” o soffiatori di bottiglie e vetri cavi.
La loro attività andò ampliandosi fino a formare una vera e propria corporazione dei “cristallieri” o maestri intagliatori del cristallo di rocca, disciplinata come le Arti sotto il controllo dello Stato; corporazione che ebbe nel 1721 il suo primo Statuto. Verso la fine del Secolo tutte le fornaci verremo trasferite, per ragioni di sicurezza dati i pericoli dell’incendio, nell’isola di Murano. Fu questo l’atto ufficiale di nascita del vetro muranese.
Il materiale con cui, a partire dal XVI secolo, Murano incontrò il massimo successo fu il “vetro cristallino” trasparente incolore, che rapidamente conquistò i mercati di tutto il mondo. I vetri smaltati furono presto sostituiti da nuove forme di soffiatura a stampo o manuale di squisita fattura, talvolta decorate con fasce o trecce di filetto bianco opaco (lattimo), o con incisioni dorate o a punta di diamante a freddo dietro il vetro, oppure con una “craquelure” superficiale (il vetro ghiacciato).
Era l’inizio di quella produzione che nel ‘700 raggiunse una fama eccezionale e che continuò il proprio successo anche quando il gusto generale cominciò a trasferirsi dal vetro Muranese verso il più massiccio cristallo tanto simile al cristallo di rocca da cui aveva preso il nome.
La tecnica moderna tende a meccanizzare l’industria vetraria nella quale l’abilità individuale ha sempre giocato un grande ruolo, e tende pure a trasformare completamente le sue condizioni economiche e sociali. Vi è da chiedersi fino a quando le tecniche empiriche formatesi nelle vetrerie al banco di lavoro del maestro vetrario potranno resistere all’assalto dei chimici, degli ingegneri, dei meccanici specializzati. Il prodotto così realizzato sarà certamente ineccepibile, però del tutto uniforme ed estremamente standardizzato: gli mancherà quel guizzo di vita che distingue il vetro lavorato a mano. L’antica lavorazione non potrà mai morire, quest’attività, che ha certamente toccato cuspidi di perfezione, continuerà a vivere finché vi saranno uomini capaci di apprezzare la bellezza e l’originalità e la dimensione poetica di un’opera manufatta; cioè finché vi saranno persone sensibili alla genuina voce dell’arte.
Il vetro è un prodotto composto da sostanze amorfe, perfettamente omogenee, dotato di elevata trasparenza, costituito da silice (SiO2) combinata con ossidi vari:
  • di sodio o di potassio (detti fondenti);
  • di calcio o magnesio o bario o alluminia (detti stabilizzanti);
  • e altre sostanze sussidiarie variabili a seconda della diversa natura del vetro da produrre.
Il vetro possiede scarsa elasticità (e quindi grande fragilità) massima resistenza agli agenti atmosferici e chimici (è attaccato solo dall’acido fluoridrico). Resiste bene alle alte temperature, purché si osservino particolari accorgimenti nel riscaldamento. Ha bassa conducibilità sia termica che elettrica.
La proprietà più caratteristica e preziosa del vetro consiste nella sua grande trasparenza. Inoltre, ha la proprietà di riflettere la luce, di rifrangerla, e di scomporre la luce solare nel suo spettro. VARI TIPI DI VETRO

Le materie basi componenti il vetro possono essere approssimativamente così suddivise secondo le loro percentuali:
  • 75% silice -13%Soda -12% calce
  • in più 25/40% Rottami di vetro,materiali affinanti, coloranti.
Esistono diversi tipi di vetro che si possono distinguere a seconda della loro composizione o del modo di fabbricazione.
Composizione:
  • Vetro comune o vetro sodico (vetro alla soda);
  • Vetro cristallo (detto vetro sonoro superiore) potassico (vetro alla potassa);
  • Cristallo al piombo (con ossido di piombo in percentuale non inferiore al 24%);
  • Vetri ottici (per lenti e apparecchiature ottiche).
 

COME SE PRODUCE UN CALICE DI VETRO

  come si produce un calice di vetro  
CURIOSITA’
CHE COSA è IL CRISTALLO?
Il cristallo è una qualità di vetro potassico, il cui nome deriva dalla sua somiglianza col cristallo di rocca, ed è caratterizzato da un eccezionale lucentezza e da un alta rifrazione della luce che rende ancor più efficace l’effetto degli intagli. Lo si ottiene con materie prime purissime, altamente selezionate.

Si distinguono due qualità di cristallo:
  • il cristallo alla potassa, detto comunemente vetro cristallo;
  • il cristallo al piombo, così chiamato perché fra i suoi componenti vi è una percentuale di ossido di piombo (PbO).
  • La denominazione vetro cristallo è usata spesso impropriamente nel campo degli specchi, ma in questo caso si tratta semplicemente di un vetro scelto con molta cura per le sue qualità ottiche, il quale però non ha nulla in comune con il cristallo al piombo. COME NACQUE IL CRISTALLO AL PIOMBO
    La prima fabbricazione del cristallo data dalla fine del XVII secolo, in Inghilterra, e la sua origine fu del tutto fortuita.
    Le leggi inglesi vietavano l’uso della legna per scaldare i forni, si che l’unico combustibile era il carbone.
    Questo fatto aveva indotto i produttori britannici a sostituire i forni aperti con dei crogioli chiusi a causa delle reazioni chimiche provocate dai gas di combustione che erano nocive per la qualità del vetro. Però questo nuovo procedimento rendeva più difficile e più lenta la fusione, che diventava così assai più costosa.
    Per ovviare a questo inconveniente i vetrai indussero nella miscela, come fondente, del minio di piombo che abbassava notevolmente la temperatura del punto di fusione.